domenica 20 gennaio 2019

Il magico mondo degli annunci economici

Per favore date una laurea in Dietrologie a chi scrive gli annunci di lavoro. Leggo costantemente annunci economici, a prescindere se in quel momento ho un lavoro oppure sono alla ricerca di me stesso. Li leggo perchè sono una fonte di antropologia occupazionale. Gli annunci di lavoro in Italia sono la fiera del dico e non dico. Ma partiamo dall'inizio come si conviene: a sentir loro sono tutte Azienda leader nel settore. Questo fallo dire agli altri. Nella maggior parte dei casi vendono aspirapolveri che loro chiamano sanificatori, ma stringi stringi sono aspirapolveri.
Gli annunci più belli e degni di attenzione sotto un profilo psicologico sono quelli per agenti di commercio. O meglio, aspiranti agenti di commercio, perchè prima di andare a fare il colloquio neanche sai cosa fa un agente.

Questo tipo di lavoratore è come un gattone, libero, indipendente e che può stare per giorni con i suoi croccantini e la sua ciotola dell'acqua senza rompere i coglioni a nessuno. In un annuncio di questo tipo si scatena il Bignami dei sinonimi e dei contrari, vengono usati mille modi per definire la stessa figura. Esempi ne sono: persona dinamica e intraprendente, capo-area, responsabile di zona, commerciale, advisor etc etc. Alla fine la morale sai quale è? Che te pagano a provvigione. E se ancora non sai cosa significa a provvigione allora immagina di andare a caccia e per farlo devi comprare a tue spese, cartucce, stivali e gilet mimetico e se infine catturi 4 quaglie, beh 2 gliele devi lasciare all'azienda. Ah dimenticavo, il fucile era il tuo.

Tieni presente che l'Agente di Commercio (lettere maiuscole non a caso) è un buon lavoro se l'azienda per cui lavori è seria, con ottimi guadagni e una gestione autonoma dei tempi, il che non guasta in questo momento storico frenetico.

Ma lasciamo per un attimo questo mondo e addentriamoci nelle tipologie di contratti. Ci sono due formule che suscitano in me ilarità, la prima è la Partita Iva. Le aziende adorano questa formula, assumerebbero anche camerieri e donne delle pulizie a P.IVA se la legge glielo permettesse. In questo modo le imprese diventano clienti dei propri dipendenti che a loro volta alla fine di ogni mese emetterebbero fattura alla propria azienda (incredibile vero?). E poi c'é il tipo di contratto che adoro: altro. Nell'annuncio quando c'è scritto altro, nel 97% dei casi significa: non possiamo scrivere A NERO perchè pare brutto, ma quando vieni te lo diciamo a voce. 

Ci sono poi delle parole magiche che soprattutto in questo periodo vanno tantissimo, una è flessibilità, l'altra problem solving. La flessibilità nel lavoro è un concetto anglosassone, si tratta di lavoratori che per conciliare casa e lavoro, hanno avuto dall'azienda la possibilità di scegliere orari, rientri e in alcuni casi di lavorare da casa. In Italia questo concetto è stato completamente rovesciato, il lavoratore deve essere completamente flessibile, sono graditi i 90°. A parte gli scherzi spesso intendono tutt'altro, tra cui la possibilità di rimanere fino a tardi, fare degli straordinari, insomma chiudere più di un occhio sull'orologio.
Il problem solving, invece, è sempre un termine anglosassone, forse anche troppo abusato nei curricula, ma più che l'accezione originaria di risoluzione dei problemi, in Italia prende l'accezione di non crearne degli altri. Tempo fa mi sono ripromesso di cancellare dal mio CV la dicitura: capacità di lavorare sotto stress. Perchè non è dignitoso combattere tutto il giorno contro il tempo e le scadenze. Può capitare una volta ogni tanto, ma non deve essere la regola.

Una volta il selezionatore di una nota agenzia nazionale di somministrazione lavoro parlò dello scottante tema della retribuzione (che a suo dire non va mai chiesto ad una job interview). Perchè se qualcuno se lo fosse dimenticato, per legge il lavoro è una prestazione che da diritto ad un corrispettivo (questo sconosciuto). Sembra, infatti, che non si possa nominare mai la fatidica frase: si ma quanto me date? Perchè diciamocelo, alla domanda che fanno spesso: perchè vuole lavorare con nella nostra azienda. Quanti credono alle possibilità di crescita che proprio quell'impresa può darci? Alla base ci sono motivazioni molto più veraci e selvagge che vanno dal non voglio morì de fame a la disoccupazione non è una vocazione. Io per esempio ho sempre scoperto alla prima busta paga quanto e cosa significassero nello specifico quei numeri sul contratto. Vale a dire piú di un mese e mezzo dalla firma.

Infine è solito che la retribuzione sia commisurata all'effettiva esperienza maturata. Arrivati a questo punto si aprono due grandi interrogativi. Il primo: come mai un operaio prossimo alla pensione non prende 5000 euro al mese? E il secondo: se non ho proprio esperienza sono io che devo pagare te? Ma qui ancora disquisiamo sul salario minimo se sia giusto oppure no. I popoli del nord Europa sono anni che l'hanno introdotto. Ogni anno in base al costo della vita si stabilisce quanto serve ad un tizio per mangiare, vestire ed avere un tetto sulla testa. Fatto questo calcolo stabiliscono il costo minimo orario di un lavapiatti. Che di solito si aggira per 40 ore settimanali sui 1200 euro netti mensili. Notizia verificata

A questo punto vi lascio con una frase di James Rohn, un grande imprenditore statunitense  che diceva: "le aziende non ti pagano per il tempo, ma per il valore che produci in quel tempo".

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